“Andando via. Omaggio a Grazia Deledda” vede protagoniste le donne, a partire dall’artista e dalla scrittrice che hanno ispirato il progetto. Appassionate e competenti, le tessitrici hanno sposato con entusiasmo l’idea di condividere un percorso che le ha viste lavorare insieme per un unico, grande obiettivo: la realizzazione della prima opera d’arte tessuta dalle tessitrici di Sardegna.
Gabriella
Colori vivaci, anima tessuta in geometrie dai significati più profondi. Tradizione custodita dalle rocce, nel borgo di Aggius, segnato dai telai di Maria Lai.
Se non fosse per le ultime custodi di questo piccolo paese, la tessitura dell’estremo nord Sardegna si sarebbe perduta. Magia, insieme a passione e dedizione che tengono salde e ferme le donne al telaio.
Testimonianza di una antica tradizione tessile al femminile, il Laboratorio tessile Prof. Cannas custodisce il suo sapere circondato dai monti del paese di Aggius. Dalle mani abili e operose nascono tessuti di pregiata fattura, colorati e geometrici, rari esempi di quella conoscenza preservata con cura e amore nel nord dell’Isola.
La forza delle Rita al quadrato è la stessa che traspare dai personaggi della Galte di Canne al vento di Grazia Deledda. Lo spirito delle due tessitrici è giovane, pieno di entusiasmo e grinta. Nel loro futuro vedono l’innovazione. I loro cuori, come le loro mani, sono pronte a nuove sfide.
Francesca
Arriva da Mamoiada, terra ancestrale dei Mamuthones e degli Issohadores, luogo di terra e pietre antiche come la grande Perda Pintà. Dalle sue mani nascono tessuti in orbace realizzati a spiga, ricordo dei pastori in transumanza, delle coperte, degli indumenti dell’abito tradizionale.
Memore dell’antico tessuto in orbace, Luigina tesse, trasforma e confeziona come una jana instancabile abiti di pregiata fattura. Tra gli intrecci vi sono fili d’oro a ricordare la discendenza delle api divenute fate, la bontà del miele e i ricami del paese di Oliena, preziosi come i tesori dei re e delle regine.
Giovane imprenditrice ha accolto il testimone dalla mamma Giuseppina, la cui impresa, sin dagli anni Settanta del secolo scorso, si specializza nella produzione di tessuti legati fortemente alla tradizione del paese di provenienza: Samugheo. È come se Marcella sin da piccola abbia appreso, tra i giochi della sua infanzia, i segreti sussurrati al telaio e li abbia fatti suoi. Tessere è per lei vita, lavoro e professione.
Lo sguardo attento, la mano precisa, tessitrice, imprenditrice, madre. Donna premurosa, Mariantonia. Segue con amore i figli che hanno preso in mano la sua azienda. Lei vive per loro e perché l’Arte della tessitura non muoia. Prepara, forma, tramanda alle sue collaboratrici tutti i preziosi segreti appresi nei suoi tanti anni di esperienza.
È una vita per il telaio la sua. Il telaio: un elisir di eterna esistenza. E sembra davvero che lei e quel magico strumento abbiano fatto un intimo accordo, perché l’uno non può fare a meno dell’altra.
Speranza ha ottantacinque anni e tesse ancora. Potrebbe rimanere a casa ed è ciò che desidererebbero in molti ma, finché riesce ad alzarsi la mattina e mettersi davanti a un telaio, lei non si ferma. La sua è una dichiarazione di guerra al desiderio di resa, è un voto alla forza della donna, espressione del potere della dea madre. È un’energia ancestrale.
Al cospetto del castello di Acquafredda a Siliqua vive una jana sorridente. Il suo nome è Stefania, tessitrice instancabile e curiosa. Ed è proprio la curiosità ad averla portata nel mondo dei fili, che intrecciati ci introducono a un mondo dove la comunicazione si trasforma in alfabeto, messaggi da scoprire e interpretare.
La fierezza del viso di Bastiana e Rosaria fa delle due tessitrici di Tonara le ultime depositarie di un’antica tradizione che non vogliono abbandonare. Con forza, determinazione e spirito di perseveranza proseguono senza sosta l’arte del tessere con la speranza di poter riascoltare la musica dei telai che un tempo suonavano tra le loro mani e quelle delle amiche e colleghe nel vecchio centro pilota I.S.O.L.A.
Danza come una fata dei boschi, inseguendo le janas. Con Madre Natura è in dialogo continuo, da lei prende i semi di lino, se ne prende cura. Da quei germogli nascono le fibre che fila per trasformarle in tessuto.
E Arianna sospende il tempo per tessere con le sue amiche janas.
Lavora al telaio intrecciando lana, lino e bisso, raccontando storie che cuori speciali possano accogliere.
Resistente come la fibra di asfodelo è Elena, custode dei segreti della tessitura della jana di Su Gorroppu, dove ancora si cela e si nasconde agli occhi indiscreti degli umani.
Ma Elena la vede, la sente, perché è la prescelta: colei che porta in sé il codice genetico del patrimonio tessile, sua erede.
Il laboratorio di Davide è il risultato di due generazioni che dialogano assieme: quella di mamma Anna Maria e la sua. Dal profondo senso di appartenenza della madre, Davide trae le conoscenze, le tecniche tipiche di Villamassargia coniugandole con idee moderne, contemporanee. Il laboratorio Artigiantessile è l’incontro tra passato e presente, con una visione futuristica; un viaggio nel tempo tra le trame dei tessuti.
Le mani di Mariangela sono i segni
della tessitrice esperta
Il suo telaio è amico
i nodi i suoi ricordi, le sue speranze
Speranza è veder ri-animarsi il suo laboratorio
luogo di fermento creativo
e sperimentazione
e sorrisi
e colleghe-amiche
alcune andate via,
tessitrici per sempre.
I testi dedicati alle tessitrici sono di Giuditta Sireus
Le foto sono state realizzate da Daniele Brotzu